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‘’ We never close ’’

Il concetto di «The Show Must Go On» al massimo splendore fisico e femminile. Il corpo femminile che deride Hitler

We never close: Il corpo femminile che deride Hitler
Il corpo femminile che deride Hitler

‘’We never closed’’

Settembre 1940, le bombe nazi attaccano Londra, il West End aveva 42 teatri attivi, ma solo il frivolo Windmill Theatre ha continuato a far ballare le ragazze. Da qui la celebre scritta «We never Close», non chiudiamo mai, presto girata al passato «We Never Closed» diventando un vanto. Il concetto di «The Show Must Go On» al massimo splendore fisico e femminile.

Da associare al famoso barbiere (italiano) che ha scritto «Business As Usual».

Farà una brutta fine il Windmill, che prende il nome dalla via che lo ospita, ma ha una bella storia, di divertimento frivolo (qualcuno parlava di Moulin Rouge londinese) ma gestito con rigore da una imprenditrice visionaria, che proteggeva le ballerine, concedendo che divertissero visivamente ma non oltre, con dignità. Risulta perfino che le prostitute locali fossero infastidite, perché il divertimento lo volevano vendere loro, nelle strade, e la criminalità non aveva capito che si trattava di “prodotti” diversi.

We never close: '' We never close '' la frase simbolo del Windmill
” We never close ” la frase simbolo del Windmill

Negli anni ’30, Laura Henderson aveva comperato questo ex cinema portando un varietà storico, simpatico e leggero, associandosi poi al boss dell’intrattenimento Vivian Van Damm. Facevano allegria, beneficenza, ordine.

Cadranno le entrate quando la mia Swinging London cambierà il senso del divertimento. Insomma, ai tempi di Twiggy, minigonna, Beatles, Rolling Stones sembrava un po’ vecchio. Per la prima volta accuso la (ripeto) mia Londra degli anni ‘60 di qualcosa.

E il futuro sarà ancora più commerciale e cattivo con il Windmill.

La foto iniziale

Vengo alla foto iniziale: durante un numero di ballo in linea hanno perfino messo le maschere per prendere in giro Hitler e i nazisti.

Mi occupo di percezione del corpo nella rappresentazione, nel cinema, nelle serie, e qui metto in cima questa “inglesata”, quella visione dissacrante che, adesso che tutti credono di dissacrare qualcosa, andrebbe rivista pensando al contesto.

Facile adesso, ma immagino quanti avranno detto che non portavano rispetto ai morti, secondo me invece insultavano chi i morti li faceva, portando in parte un risarcimento, certo non immediato, ma a lungo termine.

La prossima volta parcheggio il mio collega anglofono al Sevenoaks Pub con 50 sterline (gamberi del Kent, IPA Beer e Londra lo rendono felice) e vado a complimentarmi con i muri. Cioè con l’ironia e il coraggio femminile.

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