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Premio 100 Eccellenze Italiane: la storia di Claudio Germanò

Anche questo dicembre, è stata la splendida Sala della Regina di Palazzo Montecitorio a Roma a ospitare e celebrare l’edizione numero 10 del Premio 100 Eccellenze Italiane. Questo evento importante e affascinante, è promosso dall’Associazione LIBER con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da 11 Ministeri. Protagonisti premiati 100 personalità che rappresentano in maniera chiara e inequivocabile i valori di eccellenza e di creatività tipica del Made in Italy.

Premio eccellenze italiane : nomi conosciuti sul palco
Tutti sul palco Del Premio Eccellenze Italiane 2024

Sono stati tanti i settori che hanno ricevuto l’ambito riconoscimento: ricerca scientifica, innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale, arte, formazione, design e sport.

La Storia di Claudio Germanò

Oggi vi raccontiamo la bellissima storia di Claudio Germanò. Claudio è un bravissimo attore e doppiatore di origine calabrese, e la sua storia merita attenzione. Le testimonianze dei premiati sono linfa vitale, suggestione ed emblema delle nuove forze destinate a guidare il nostro Paese verso un domani di tante luci e poche ombre.

Quali sono le tue origini teatrali? Quale coach particolare ti ha ispirato nel doppiaggio?

Posso affermare che le mie esperienze teatrali hanno preso due strade, e in momenti diversi. C’è stata una prima fase (quasi embrionale direi, e poi divenuta professionale) dove salivo sul palco con dei musicisti, artisti giovani, e che davano forma alle mie idee da autore di poesie e liriche. Musica nella poesia, e poesia nella musica.

Premio eccellenze italiane : in primo piano
Premio Eccellenze italiane : in primo piano

Il genere era progressive rock unendo diverse forme, accostando la mia recitazione (ero il frontman) alle composizioni originali che scaturivano.

Mi sono divertito molto da ragazzo ascoltavo mille dischi, e leggevo tantissimi libri, portavo tutte le mie idee artistiche da autore, davanti al pubblico, tra locali e teatro, e anche nelle piazze, come fossimo una vera Poetry Rock Band. Per tanti anni mi sono esibito con questo progetto (ci tengo a citare la mia prima storica band: i Fiamma d’Amor Viva. Il cui direttore artistico, per le musiche, è stato il musicista e compositore Federico De Antoni, con il quale ho lavorato fianco a fianco per circa 10 anni, dal 2005 in avanti). Ora, in questi ultimi 10 anni della mia vita, il mio lavoro sul palco teatrale è diventato anche da attore, con diverse compagnie, unito ad artisti per la parte recitativa di commedie o anche progetti culturali di ampio respiro.

inizia a mancarmi però, una band accanto, con la quale esibirmi. E non è detto che non torni a voler essere una voce narrante, tra tanta bella musica originale. Per il doppiaggio invece, che è tutto un altro mondo di grande fatica e fascino, ho avuto come maestri due preziosi professionisti: in una prima fase ho preso lezione dal doppiatore e conduttore Teo Bellia, e successivamente dall’attore e doppiatore Rino Bolognesi. Erano le voci dei miei amati cartoni animati da bambino, e anche le voci dei personaggi di film e telefilm, con i quali sono cresciuto, dagli anni ’80 in avanti. Due persone che porto nel cuore sempre, e che mi hanno insegnato tantissimo.

Come è stato il tuo debutto a Teatro, con la Compagnia teatrale?

Molto emozionante. Fino a pochi giorni prima di andare in scena, non riuscivo a staccarmi dal copione. Tantissime battute, tempi serrati, tanti attori con i quali entrare nel vivo della commedia. Non ero abituato a tutto quel movimento, a tutte quelle parole da ricordare. Non è stato per nulla facile. In primis devo ringraziare enormemente il mio primo ” educatore” e regista teatrale: il carissimo Benedetto Gandolfo. Mi ha dato quella importante fiducia dell’essere personaggio principale (in alcuni momenti), e comunque sempre in scena con parti lunghe, di grande enfasi. Ho preso parecchi rimproveri da lui, ma era giusto così. Benedetto aveva (e ha) una grande esperienza di teatro e di recitazione. Ha saputo darmi quei consigli che ancora oggi, dentro me, sono fondamentali. Lo ringrazio anche tramite questa intervista! 

Quale è l’esperienza artistica e di vita che ti ha aperto nuovi orizzonti?

Ogni giorno, ogni sipario, ogni situazione, ogni momento è per me un nuovo orizzonte. Mi piace entrare così profondamente dentro ad ogni aspetto delle cose che vivo, che tutto mi sembra ogni volta “la prima esperienza”. È la mia vita, ed è sempre stato così per me. 

Cosa significa per te la musica?

È un po’ come se fosse tutta la mia energia passionale riguardo l’esistenza. Ho iniziato ad ascoltare musica da dentro la pancia di mia madre Caterina, perché mio padre Salvatore (quando non era a lavorare sui campi da buon contadino, in Calabria) adorava suonare il clarinetto, il flauto e soprattutto la fisarmonica. Senza aver mai fatto un’ora di lezione, prendeva quegli strumenti e sapeva suonarli. Imparava ad orecchio le melodie, e poi, con la pratica e la dedizione, riusciva a riproporle. Pensate che oggi io, se suono l’armonica, il sax o la fisarmonica, è grazie a lui. Sono stato molto fortunato da bambino. E lo sono ancora oggi. Perché amando la musica, così come tutta l’arte e la cultura nei vari aspetti, io ho continuamente nelle vene tanta curiosità ed emozione da vivere.  

Cos’è per te la felicità?

Scriverei un libro su questo tema. Anzi, forse lo scriverò per davvero. Senza presunzione, badate bene, ma con le mie riflessioni e i miei pensieri. In questo preciso istante, mentre rispondo alla domanda che mi è stata posta, direi: ” La felicità è sapere che il male e la violenza possano abbandonare per sempre la nostra Terra, lasciando agli esseri umani solo il tempo di vivere per amore, sorrisi, amicizia e bene”. 

Cos’è per te il successo?

Non lo so ancora, o meglio: se dovessi per sbaglio diventare un artista di successo (che non accadrà!), mi auguro con tutto il cuore, di non cambiare una virgola della mia personalità, restando sincero nei sentimenti miei, senza dimenticare mai dove sono nato, da chi sono nato, e chi mi ha aiutato a crescere, maturare, ad imparare tutto quel che ho appreso, o che ancora imparerò e apprenderò. 

Cosa rappresenta per te il Premio 100 Eccellenze Italiane?

È stato un evento meraviglioso, una vera sorpresa, che non mi aspettavo. Per questo motivo sono veramente grato e riconoscente al presidente Riccardo Dell’Anna (RDE Casa Editrice) e ad uno dei membri del Comitato dello stesso Premio, Giovanni Gravili. Mi hanno convocato, per ritirare una Menzione d’onore riguardo il mio costante impegno nei confronti della cultura e dei progetti artistici di cui mi occupo.

 Presso Palazzo Montecitorio, nella Sala della regina, ho incontrato e conosciuto personalmente meravigliose eccellenze italiane, che hanno ottenuto alti riconoscimenti e premi. Ad esempio c’è stato il grande artista Leo Gullotta, la bravissima e simpaticissima Barbara Foria, e il talentuoso Vittorio Brumotti. Ma erano veramente tantissimi gli attori in causa, in una kermesse splendida, per celebrare il Made in Italy, dal punto di vista sociale, scientifico, medico, culturale e altro ancora. Quindi, per me, rappresenterà un ricordo unico e fantastico, di grande privilegio, che custodirò nella mia memoria, per darmi ancora più volontà di far bene, in quel che mi succederà in questo cammino, e nelle opportunità che mi verranno offerte dalla “signora Vita”. 

Programmi e progetti per il futuro?

Un nuovo libro da autore di pensieri, riflessioni, racconti brevi. Mi piacerebbe anche ideare un mio programma radiofonico o televisivo, serenamente parlando, ma con spirito autentico di realizzazione. Per dare voce a chi merita di essere conosciuto e ascoltato, e quindi rivolto soprattutto ai giovani ragazzi e alle giovani ragazze che amano l’arte, in tutte le varie discipline. E poi ho da poco iniziato un Laboratorio di scrittura creativa e musica delle parole, dedicato ai bambini e alle bambine. Stupendi momenti che mi donano una gioia infinita. Nelle loro mani c’è tutto il domani. 

Durante il Natale pensi che le persone siano più propense all’arte?

Sai, con un sorriso sincero, rispondo così: “A questo punto spero che il Natale possa durare 365 giorni l’anno!”. A proposito: “Auguri di vero cuore a tutti voi, a chi mi ha proposto queste domande, a chi leggerà le mie risposte, e di conseguenza a tutti tutti tutti quei meravigliosi amici che mi seguono nelle pagine dei vari social, mi scrivono stupendi commenti, o che mi conoscono personalmente, e per la strada mi salutano con affetto. VI VOGLIO BENE. Sia questo Santo Natale ricco di pace, serenità, salute e sorrisi, per voi e per i vostri cari. Grazie di tutto. Sempre”.

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